L’autunno della vita è la stagione che preferisco: è il momento in cui hai ricevuto nutrimento, hai dato energia, hai seminato e raccolto.
L’autunno con le sue foglie colorate, i suoi frutti succulenti, dove la terra si prepara al freddo dando però gli ultimi frutti e i colori che riscaldano.
L’autunno per me è famiglia, è il fuoco che si accende, è la condivisione, è la zuppa calda in tavola che profuma di tempo e pensieri.
L’autunno è il ricordo dell’estate, così afosa e caotica, è la preparazione della stagione che arriva pensando alle pantofole enormi dove tutto ci sta, anche il peso della giornata e i sogni della notte.
L’autunno lo amo: mi piace un sacco ritornare a Piancavallo solo per vedere lo spettacolo delle foglie colorate.
L’arancione la fa da padrone: è il mio colore preferito da sempre, anche se con gli anni ho accolto anche l’azzurro, il verde, il viola e il rosso, che per me rappresenta la forza.
L’arancione combina la forza del rosso con la luminosità del giallo, risultando un colore vitale, dinamico e stimolante. Evoca movimento, calore, entusiasmo e voglia di fare. E’ un colore estroverso che spesso rappresenta amicizia, gioia di vivere e ottimismo; è un colore “caldo” che comunica ospitalità e comfort. Nelle culture orientali rappresenta illuminazione, distacco materiale e trasformazione interiore.
Forse, io sono un po' tutto questo: colore, accoglienza, entusiasmo, ospitalità e trasformazione interiore.
La stagione della mia vita credo sia l’autunno, dove ho ricevuto e ho dato e, adesso, raccolgo.
La terra è generosa anche in questa stagione: cachi, melograno, castagne, uva, pere, mele, kiwi, zucca, funghi, cavoli, porri, finocchi, rape e rapanelli, topinambur, patate dolci, barbabietole, radicchio.
Si sa che la torta di mele della nonna è sempre gradita in ogni tavola ma la mela si presta a tante interpretazioni: per chi fermenta diventa un ingrediente importante per togliere le radiazioni e i metalli pesanti dal corpo. Con il cappuccio è un abbinamento perfetto per fare i crauti.
Invece, fanno parte della famiglia delle crucifere: il cavolo cappuccio, il cavolo nero, cavolo verza, cavolfiore, broccoli, cime di rapa, cavoletti di bruxelles, ravanello, daikon, rapa, senape, rucola e wasabi.
Mi piace definire le crucifere “medicina”: loro ci supportano donandoci vitamina C, K e acido folico; sono antiossidanti naturali, detossificano il fegato e compiono un'azione protettiva contro alcuni tipi di cancro.
La fermentazione trasforma i glucosinolati (sostanze gozzigene, quindi dannose per la tiroide) presenti nel cavolfiore, nei benefici isotiocianati (anticancerogeni).
Lo zolfo contenuto in questi vegetali è essenziale per riparare e stimolare la crescita dei tessuti.
Le crucifere, inoltre, aiutano a riparare danni al fegato e ai polmoni.
Le verze, in particolare, aiutano in caso di osteoporosi, mentre il cavolfiore contiene il boro, un oligoelemento che aiuta il metabolismo del calcio, magnesio e vitamina D contribuendo alla solidità ossea.
Questo oligoelemento può ridurre il rischio di osteoporosi, specialmente nelle donne in menopausa. Aiuta la memoria, la concentrazione e la coordinazione, svolge un'azione antinfiammatoria e contrasta i processi ossidativi.
Il broccolo contiene sulforafano, un composto vegetale con proprietà anticancerogene. Aiuta a disattivare le sostanze tossiche presenti nel corpo e protegge il DNA cellulare. È ricco di vitamina C, beta-carotene e polifenoli che contrastano i radicali liberi. Rafforza ossa e denti.
I composti antiossidanti e la colina favoriscono la memoria e la funzione cognitiva. Stimolano quegli enzimi del fegato che eliminano le tossine e gli scarti metabolici. Sono ricchi di fibre, aiutano l’intestino e regolano la digestione.
Le fibre, i composti solforati e la vitamina C aiutano a ridurre il colesterolo e a proteggere i vasi sanguigni e contribuiscono alla regolarizzazione della pressione arteriosa.
Tante volte mangiamo quello che la stagione offre senza capire il dono che la natura ci dà.
Leggere le proprietà curative dei vegetali risveglia in noi la gratitudine.
Non è più tempo di mangiare senza capire: il conoscere ci toglie la paura e ci allontana dagli imbrogli.
Con le crucifere si possono preparare tantissime pietanze.
Ogni anno con il cavolfiore preparo “l’antibiotico naturale” che, vi garantisco, ha protetto tante persone dai malanni dell’inverno.
Come lo preparo? Unendo alla sua potenza la forza delle spezie al lavoro minuzioso dei batteri.
In un vaso grande metto sul fondo: pino, curcuma, zenzero, pepe nero, aglio, salvia, rosmarino, alloro, origano, cistus, lapacho, cannella, chiodi di garofano, anice stellato, peperoncino, fave di cacao e timo.
Riempio il vaso di cavolfiore tagliato a pezzi, poi, prima di chiudere, ci metto sopra mezzo limone tagliato e lo riempio con una salamoia al 4,5% (1 L di acqua non clorata e 45 g per litro di sale marino integrale).
Lascio fermentare per almeno 28 giorni, così da permettere ai microrganismi di scomporre ed arricchire questo preparato.
Si mangia il cavolfiore ma si beve anche il liquido a cucchiai. Il liquido può essere utilizzato per condire insalate e per insaporire minestre o zuppe.
Vi spiego la scelta di queste spezie:
Al pino e alle pinacee dedicherò un capitolo a parte…